Stove stacking: perché le famiglie non abbandonano mai del tutto il fuoco tradizionale

Immaginate di regalare a una famiglia una cucina nuova, più efficiente e più pulita. Vi aspettereste che il vecchio metodo di cottura a fuoco aperto venga dimenticato, giusto? Nella maggior parte dei casi, invece, non succede. Le 3 pietre, che costituiscono la classica “cucina” africana restano lì, accanto a quello nuovo, pronto a essere riacceso quando serve. Questo fenomeno ha un nome preciso nel settore del clean cooking: stove stacking, letteralmente “impilamento di fornelli”.

 

Che cos’è lo stove stacking

Lo stove stacking è l’uso simultaneo, all’interno della stessa famiglia, di più fornelli e/o combustibili diversi per cucinare — tipicamente una combinazione tra un dispositivo “pulito” e uno tradizionale e inquinante (tipicamente a fuoco aperto). Non si tratta di un uso occasionale o di un periodo di transizione: molte famiglie continuano a farlo per anni, anche dopo aver ricevuto o acquistato un fornello pulito.

I dati parlano chiaro. Una revisione di undici casi studio in programmi di clean cooking in paesi a basso e medio reddito ha rilevato una pratica di stacking significativa — tra il 28% e il 100% dei casi — in ogni singolo contesto analizzato. E non riguarda solo i paesi più poveri: secondo un articolo pubblicato su Nature Energy, anche le famiglie che hanno già accesso al clean cooking continuano spesso a usare in parallelo combustibili inquinanti come carbone e legna, tanto che si può dire che praticamente tutti, in un modo o nell’altro, “impilano” i propri fornelli.

 

Perché succede: non è un problema di “abitudine”

Per anni il settore ha interpretato lo stove stacking come un residuo culturale, una resistenza al cambiamento legata al gusto del cibo cotto sul fuoco o all’attaccamento alle tradizioni. La ricerca sul campo racconta però una storia diversa e molto più pragmatica.

Uno studio qualitativo condotto in Kenya, tra comunità rurali che usano prevalentemente biomassa e comunità urbane che usano prevalentemente GPL, ha mostrato che lo stacking è una pratica diffusa, resa necessaria dal fatto che nessun singolo dispositivo di cottura riesce a soddisfare da solo tutte le esigenze e gli usi domestici. In altre parole: la gente non rifiuta il fornello pulito, semplicemente non basta da solo a coprire tutto ciò per cui serve cucinare.

Nello stesso studio, i fattori davvero decisivi si sono rivelati molto concreti: il tempo necessario per cucinare e i limiti pratici del fornello principale — ad esempio l’incapacità di ospitare pentole molto grandi — sono risultati le ragioni principali dello stacking, molto più dell’attaccamento culturale al gusto del cibo cotto in modo tradizionale. Lo stacking, inoltre, non è vissuto solo come un problema: offre vantaggi concreti, come avere un fornello di riserva quando quello principale non riesce a svolgere una funzione chiave, e permette di risparmiare tempo cucinando più piatti contemporaneamente.

Altri fattori che emergono in modo ricorrente nella letteratura includono il costo del combustibile pulito, il disallineamento tra le tecnologie di cottura proposte e i reali bisogni familiari, e la fornitura inaffidabile del combustibile — pensiamo a bombole di GPL che non arrivano in tempo, o a reti elettriche instabili.

 

Perché è un problema per la salute e per il clima

Il punto centrale è questo: i benefici per la salute e per l’ambiente promessi dai programmi di clean cooking dipendono dall’abbandono dei combustibili inquinanti, non solo dall’aggiunta di un’alternativa pulita. Se il fuoco a legna resta acceso in cucina anche solo per una parte dei pasti, l’esposizione della famiglia al fumo e alle polveri sottili (PM2.5) resta alta.

Uno studio condotto in Messico, nella regione di Purépecha, ha misurato le concentrazioni di particolato PM2.5 e monossido di carbonio associate a diverse combinazioni di stacking (fuoco aperto tradizionale, stufa migliorata “Patsari”, fornello a GPL, e le loro combinazioni). Il risultato è illuminante: quando il GPL viene usato insieme a un combustibile solido tradizionale, si ottengono solo risparmi energetici minori e nessun beneficio per la salute, perché il fornello pulito tende a essere usato solo per compiti marginali. Il messaggio è netto: non basta introdurre un’opzione pulita nella “pila” di fornelli di una famiglia; conta quanto e per cosa viene effettivamente usata rispetto alle alternative sporche.

Questo ha una conseguenza pratica per chi valuta i programmi: le stime di impatto sulla qualità dell’aria basate solo sull’adozione di un nuovo fornello possono essere fuorvianti. Un’analisi di sensitività citata in letteratura mostra che le riduzioni dell’esposizione a PM2.5 attese da certi scenari di policy possono essere sovrastimate quando non si tiene conto delle pratiche di fuel stacking.

C’è anche un problema di misurazione a monte: molte indagini nazionali sui consumi energetici domestici si concentrano solo sul combustibile “primario” dichiarato dalle famiglie, perdendo così la fotografia reale della situazione. Le indagini nazionali sulle famiglie spesso si concentrano sui fornelli “primari” e non rilevano i dati sullo stacking — il che significa che i programmi possono sottostimare seriamente quanta biomassa venga ancora bruciata nelle case che “sulla carta” sono passate al clean cooking.

 

Non è solo un problema dei paesi a basso reddito

Vale la pena notare che lo stove stacking non è un comportamento esotico legato alla povertà: è, in fondo, un comportamento umano molto comune di fronte a un nuovo strumento. Come osservano i ricercatori, l’uso di più dispositivi di cottura e combustibili non è così diverso da ciò che accade tipicamente in un contesto ad alto reddito, dove l’acquisto di un nuovo elettrodomestico da cucina — ad esempio un forno a microonde — raramente sostituisce del tutto quelli già esistenti. Chi possiede un forno a microonde non ha buttato via il forno tradizionale; lo stesso principio, in condizioni ben più critiche per la salute, si applica ai fornelli a legna o a carbone.

 

Da “adozione” a “cleaner stacking”: un cambio di prospettiva nel design dei programmi

La buona notizia è che il settore sta cambiando approccio. Invece di puntare esclusivamente sulla sostituzione totale e immediata del fornello tradizionale — un obiettivo che i dati mostrano essere spesso irrealistico — molti ricercatori e organizzazioni stanno spostando l’attenzione verso la costruzione di un “cleaner stack”, una combinazione di dispositivi e combustibili che, pur non essendo perfetta, riduce comunque in modo sostanziale l’esposizione all’inquinamento.

L’idea di fondo è pragmatica: se eliminare del tutto il fuoco tradizionale nel breve periodo è irrealistico, meglio progettare interventi che riducano progressivamente la quota di cottura affidata ai combustibili sporchi, piuttosto che ignorare il fenomeno.

Un’altra implicazione pratica riguarda il design fisico dei fornelli stessi. Un caso studio condotto in Nigeria ha mostrato come le scelte relative ai sistemi di cottura siano vincolate da considerazioni economiche e di accesso al combustibile, e come lo stacking tra fornelli puliti e sporchi sia una pratica diffusa per rispondere ai cambiamenti dei prezzi. Da qui nasce una proposta interessante: progettare fornelli modulari che tengano conto del fenomeno dello stove stacking permette agli innovatori di accompagnare gradualmente gli utenti verso il clean cooking, invece di imporre loro un fornello ingombrante che finisce per cadere in disuso.

 

Cosa significa in pratica per chi progetta interventi

Alcune implicazioni operative emergono con chiarezza dalla letteratura:

  • Misurare lo stacking, non solo l’adozione. Un programma che conta quante famiglie “possiedono” un fornello pulito, senza verificare quanto viene effettivamente usato rispetto alle alternative, rischia di sovrastimare il proprio impatto.
  • Progettare per la funzione, non solo per la tecnologia. Se un fornello pulito non riesce a cuocere in grandi quantità, a cucinare più piatti insieme o a garantire un’alternativa affidabile quando manca il combustibile, le famiglie torneranno al fuoco tradizionale per colmare quel vuoto.
  • Affrontare il costo e l’affidabilità della filiera del combustibile pulito, non solo il costo del dispositivo. Una cucina a GPL è inutile se le bombole non sono disponibili con regolarità o a un prezzo sostenibile.
  • Puntare a una transizione progressiva verso uno stacking “più pulito”, accettando che l’abbandono totale del fuoco tradizionale possa richiedere tempo, ma lavorando attivamente per ridurne la quota d’uso nel tempo.

 

In sintesi

Lo stove stacking non è un fallimento isolato di qualche progetto mal riuscito: è, semmai, il comportamento di default delle famiglie di fronte a un nuovo fornello, in quasi ogni contesto studiato finora. Ignorarlo significa rischiare di sopravvalutare l’impatto sanitario e ambientale dei programmi di clean cooking. Riconoscerlo, al contrario, apre la strada a interventi più realistici: non più “un fornello pulito per sostituire quello vecchio”, ma sistemi di cottura pensati fin dall’inizio per accompagnare le famiglie verso un uso via via più pulito, fino a rendere il fuoco tradizionale — un giorno — davvero superfluo.

In OffgridSun seguiamo tutti i beneficiari delle stufe migliorate in modo che nel tempo si possano massimizzare gli utilizzi delle stesse e via via ridurre l’utilizzo residuo del 3-stone-fire.

 

Fonti principali:

  • Puzzolo et al., “Everybody stacks: Lessons from household energy case studies to inform design principles for clean energy transitions”, ScienceDirect / PubMed, 2020
  • “Household perspectives on cookstove and fuel stacking: A qualitative study in urban and rural Kenya”, Clean Cooking Alliance, 2023
  • “Understanding fuel stacking essential for cooking transition”, Nature Energy / UCL Bartlett, 2022
  • “Understanding Household Energy Transitions: From Evaluating Single Cookstoves to ‘Clean Stacking’ Alternatives”, MDPI Atmosphere, 2019
  • “Clean Cookstoves”, Project Regeneration

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